Ripetizioni con_sonanti e mobili

La Vie et la Mort de Gustav Klimt

coniugazione verbi
nozze tra con_senzienti
testimoni presenti indicativi
barra/futuro semplice
anteriore risulta trapassato
_erano lì in vacanza dai pronomi_
furono visti nei giardini
seduti su panchine ad aspettare
il solito Godot

_avranno sbadigliato nomi errati_
un serpente al guinzaglio
a testimone della verità _muda_

saranno visti dalle autorità
segnati sotto gli occhi
il nerofumo dell’età, la greve
imposizione d’un plissé _la faccia
l’avremmo risparmiata, anche la pancia e le
maniglie dell’amore
_amore da comò senza vestiti_

invitati alla cena delle beffe
come fantasmi in finte cassapanche
a quadruple maniglie

 

 

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Optare per la mousse au chocolat

copernicana - by criBo

La terra non è tonda
è un buco senza la ciambella
vortica e ci risucchia nel profondo
mai ne usciremo vivi
interi intendo. Ma
smolecolati a cellule maligne
coriandoli e sciroppo per sarcofaghe
_un carnevale per scomposizione_
e stiamo allegri
che fa male a Dio
saperci inginocchiati sul granturco

provando a ragionare
se ci si aggrappa al vuoto
si sta nel paradossoprecipizio
illusi che le cifre siano certe
_chi, si muove? se il gesto nello spazio
è ancora spazio?_
un 8 rovesciato
un doppio buco senza le ciambelle
e un giro di farfalle
per farci rassegnare al vuoto eterno

 

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L’eroe dismesso (soltanto l’ippogrifo prese il volo)

«Io sono colui che viene dal profondo. Mylords, voi siete i grandi e i ricchi. Cosa pericolosa. Voi approfittate della notte.» (Victor Hugo – L’Homme qui rit)

morte luna - by criBo

Accese il fuoco
sedette sotto l’albero del pane
gesti lenti
_era la madre a nascergli carezze_
le madri che li danno alle battaglie
chiari e scuri
il mito della genesi perfetta
scontrarsi con la morte ad ogni istante

smise le lame e le corazze
intorno un nuvolare di fantasmi
presero il posto dei caduti
saggi o folli, svuotati di sé stessi
disarcionati dalle ideologie
_soltanto il sangue rimaneva in sella_
nudi fino al fuggire dei ricordi

che c’entrano le fate
quando la nave è un grido
pensava disegnando nell’argilla
un SOS monocromatico
_né dalle stelle avrebbero mai letto_
ma la speranza affligge i miserabili
gli dei delle risate hanno tagliato bocche
eppur si ride
perché l’imperatore s’è vestito
e mostra solo ciò che vuol mostrare

sbucarono dai sogni antichi schiavi
scesero tra le gomene sfinite
s’udirono rintocchi di campane
un battito sonoro d’ali nere
e tramontò la terra
con tutti i suoi tiranni
e i suoi Gwynplaine

 

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Poco più che farfalle

farfalla nella teca - by criBo

vetrina trasparente antiproiettile
antiqualunquecosa
_un solo fiato può appannare il mondo_
vero che a illuminare si concede
qualche luna d’agosto
qualche sprazzo di festa
ma scivoli di sole non bastano a chiarire
il grigio di una stanza (anche tutta per sé)

pochi amori resistono
_si vive accanto senza mai incontrarsi_
si lavano e si stendono vestiti
per fingere un salotto (ospiti inclusi)
la verità è un sistema aleatorio
dice quel che si vuole
non quello che si è

ci salveremo dalle scritte addosso
dalle lusinghe e dalla poesia
in una gita dentro un marevetro
lontano da ogni faro

 

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Una che ancora sta

piccolo sole da camera -by criBo

cadeva senza mai toccare il suolo
una di voli e d’atterraggi
che dipingeva glicini sui muri
scolpiva il peperino
scopriva nella musica e nei libri
immagini di sé
una che si perdeva in mille pezzi
ma si faceva intera sempre più
una di sviste e imprecisioni
fiera della sua piccola statura
_cresciuta poco, l’anima di più_
faceva l’inventario dei dolori
una che si cullava i figli suoi
felice d’essere viva, amarli, amata
una tra tante

sorpresa di svegliarsi ancora a casa
dopo le notti blu degli ospedali
di guardare tra i pini in lontananza
il sole che si arrampica sui rami
una che vive mentre il resto manca
che sa di guerre mari e via tacendo
e non può farci niente

una in partenza senza preavvisi
un libro aperto sopra il comodino

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L’età dei giri a vuoto e degli ammanchi

in una stanza tutto l'universo - by criBo

ripetersi vivi ogni giorno
nel paradosso di voler sparire
prima che avvenga inesorabilmente
evitare il pensiero di pensarlo
_sarà scontrosa la faccenda?_
comunque si farà
anche se metti a posto le stoviglie
forse accadrà nel lavandino
un piatto rotto

ti amavano sapendoti lontana
apparizioni da caffè
li amavi nel gravoso rimediare
alla ferocia dei tramonti
alla bellezza cruda dei boccioli
_e i bambini!_ I bambini che ancora non lo sanno
quanto sia irrimediabile l’amore

e tutto il mondo in un cervello solo

il buio infinito
l’infinita luce
è troppo complicato starci dentro

 

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Nonsense

 

ombre sul porfido

 

L’ombra mi calpesta
non sembra che si appoggi
o gravi sulle spalle. È chiara
una macchia che sconfina
_vitiligine dell’anima_ incurabile
come sapersi duplicata in bianco madreperla
mi avvolge
chi la vede ne sa, di queste avviluppanti ombre
per esperienza o per sentito dire

il corpo è senza precisione
si sposta in onde che visivamente
fanno una donna antica
_per non dire vecchia, ch’è brutto_
e si percorre in largo e in lungo
si snoda tra i residui della fu

possono i ruderi avvistare
le proprie pietre orizzontali
le colonne cadute?

 

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Elementi di tipo adattativo

stiamo così
nelle periferie di sabbia
esposti alle paure dei rintocchi
abbiamo resistito alle correnti
_guadammo il fiume_
e non sappiamo come
siamo arrivati a queste spiagge

restiamo nei paraggi
alberi sradicati tronchi morti
sembriamo le sculture di Dalì

il falegname matto ha le sue sgorbie
scava fino al midollo
la linfa non ha forma né colore
_il sangue svela_
allora ci consegna allo scultore
che incide nella pietra il nostro nome

i cimiteri sono gli arenili
e noi, ciottoli piatti
arresi alle tempeste e alle maree
siamo la parte instabile di Dio

 

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D’amore che fa ansia anche a pensarne

maelstrom

Vanno a sparire
nel biancore che avanza
gesti che ingarbugliavano la vita
in bilico tra case e fili tesi
inesperti funamboli
ammaravamo nei respiri
nelle coreografie da straniamenti

ci sconfinava dalle forme un noi
senza passato né futuro
un noi con mani spente
che rischiava cadute ad ogni mossa

erano scritti sulle rocce instabili
sui margini d’un fiordo
nomi che ci facevano bellissimi
finché la dissolvenza
li rese evanescenti come ombre

lei semiaddormentata
aspetta sulla rupe
il maelström delle vie senza ritorno
 

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raccoglievamo luci

galassia - by criBo

raccoglievamo luci intorno a noi
faville per un attimo
nella nebbia del nostro essere piccoli
_non crescevamo come le sequoie_
abbarbicati alle parole-viatico
ignari del divieto di volare
aspiravamo a diventare eterni

seminati ad incanti
aspettavamo il Dio delle stagioni
ma invecchiavamo prima di fiorire
_di speranza si muore sugli steli_
suggestionati dagli dei minori
accostavamo stelle alle lunarie
ma ci tradì la sera
e poi la notte che ci addormentò

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Il contratto

feuerbach (lente) by criBo

Poi ho capito che
non scrivo poesie _registro l’anima_
qualunque sia
un’anima sorpresa
dell’estensione umana
_la donna ha piedi piccoli
sta nella nicchia del suo cuore indocile
è la bambina che tastava i muri
negli infiniti corridoi d’inverno_
nottambula già allora
depositata
quasi dimenticata

nei paraggi di quella oscurità
mi sconfinai sognandomi già adulta
e avvenne la realtà come se fosse
la profezia d’un qualche venditore di almanacchi
all’infinito. Oppure pavesata
_verrà la morte e avrà… non solo gli occhi _

provo a disdire il tutto
ma equivoco e minuscolo
come avvertenze di medicinali
non leggo le specifiche di revoca
nemmeno con la lente contafili

 

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bovetterie (o cristinerie, come vi pare)

via bovetterie (o cristinerie, come vi pare)

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Vivere la radura e i suoi connessi

 

https://i0.wp.com/www.guidaerboristeria.it/wp-content/foto/dente_di_leone-600x450.jpg

 

amarsi quando il fiasco perde paglia
amarsi di follicoli perdenti
di bulbi agonizzanti sulla piazza
e la bandana bianca della resa
ma i resistenti fili spettatori
assistono alla fine dei presenti
con la tenacia e la rassegnazione
di chi non ha più trucchi né parrucchi
e nega all’estensione i suoi posticci
con tanto di cappello (dove suole)

imparo dai miei figli ad esser vecchia
a perdonarmi perdite e incostanze
liberazioni borderline tirate a giorno
tragicommedie da una doccia e via
e rapido fuggire dagli specchi
_quella non sono io_

 

 

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Canoni

 

mia-scultura-e-foto-by-cribo1

 

essenzialità da vie diritte
sponde murate da spostare un po’
più in là
per dare un la di musica distorta
gli archi di competenza
le grancasse sbattute sulla testa
i piani senza denti
i clarinetti asmatici
la bacchetta che avvita il tempo a vanvera
_irregolarità da golfo mistico
accolte nei collegi dirimenti_
“le feroci morti, infami ed infamanti”
manganellate ai Cassio della storia

e qui da noi
le solite cantate a mariastrofa
processi ammutinati
_le cause vinte in casa
ex aequo con la colf_
maestri d’aria e di mulini a vento
ratificano prese di bastiglia
ad apprendisti come me
sempre in castigo dietro la lavagna

 

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L’innocenza dell’acqua e altri innocenti

 

L’innocenza dell’acqua e altri innocenti

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È il presente a produrre il passato?

via È il presente a produrre il passato?

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Là fuori

la vague, le vent, le cri - by criBo

 

il mondo accade
e non capisco nulla di reale
io vivo un po’ distratta
stendo veli tra immagini e dolori
ignoro il corpo quando dice vecchio
l’instupidisco di presagi
solitamente in blu
altri colori coprono misfatti
ultimi pezzi aggiunti al mio mosaico
mio per assegnazione  _fa ridere pensarlo_
mio di frodo

tutto succede altrove
io mi succedo

aggrovigliata in tentativi d’arte
_sono la falsariga di un dilemma_
abito l’acqua
e non conosco i fuochi della riva

non amo a sufficienza
certo sono malata
ma ignoro qual è il virus
che mi contagia di malinconia

 

 

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Case di nebbia e superfici ambigue

 

miraggi -  by criBo

 

e tutti i santi giorni c’è un momento
che dici: adesso chiamo
e non lo fai
non perché non hai tempo
no. È solo una mancata prospettiva
un’abulia da fiori secchi
_è grave quest’andarsene dai fuochi
e perdersi nei giochi
programmi alla tivù
carte rimescolate in solitari
bolle dipinte, fattorie e mercati_
sembra di stare insieme e ci si arrocca
l’anima ripiegata nei cassetti

viversi a un passo dalla propria mente
distanziati da sé, dagli altri, dalle voglie nette
al posto degli specchi, paraventi
e in una sospensione altalenante
siedi e non vuoi sapere
il giorno vuoto
_l’attimo passa e puoi dimenticare_
il suolo e il volo

 

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Vediamoci attraverso

 

https://i0.wp.com/www.bled.tv/wp-content/uploads/2017/03/BS_dali2.jpg

senza infiocchettamenti e fiori sparsi
guardiamoci davvero anche se effimeri
altro non si può fare
e se affacciarsi all’essere che siamo
ci vota alla scomparsa
prima documentiamo la bruttezza
_la bellezza è una maschera di Dio_
noi siamo la ferocia dell’io piccolo
dell’io di superficie
giriamo intorno ai corpi che nascondono
il contenuto d’organi e di ossa
_imbellettati dame e cavalieri_
secoli di finzioni e melodrammi
per rifuggire il mostro della logica

documentiamo carnevali e morti
con il furore di chi sa e non dice
con le stesse misure disturbanti
di chi non sa e ritiene di sapere

se ci guardiamo dentro le paure
scopriamo il sabotaggio
_le dottrine che offuscano le menti_
l’equivoco che il bello è un fioreamore
un dono d’arte e un panorama amico
una musicafiltro che irretisce
ed impedisce di capire
che siamo tutti mostri e tutti ciechi

 

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La lavatrice non funziona bene

 

punto e parabola -  by criBo

Stropicciati nell’essere presenti
_sembra che ci si faccia un nodo al cuore_
e che si dica del vissuto un
significarsi utili
naturali o sintetici
la fabbrica produce tutti i capi
privi di marchi con le direttive
_nei cieli alti ignorano chi siamo_
indossatori ed indossati

qui ci si sporca di parole e sangue
e non c’è detersivo sufficiente
per candeggiare le coscienze nere

una strizzata al giorno ci contorce
poi stesi sopra i fili ad asciugare
essiccheremo fino a diventare
polvere d’ossa o cenere nel vento

però non manca qualche buontempone
che consiglia di andarsene in crociera
fare del sesso e non pensarci più
_ magari può accadere un coup-de-foudre_
indovinare stralci di canzoni
intrattenersi con storielle amene
giusto perché fa fico tramontare
dentro una barzelletta
e tutti che
dicono quant’è bella questa vita
se guardi il dito e non vedi la luna
ma non ti accorgi che
mentre tu ridi
è la tua storia ad essere finita

 

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