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Loop
Aspettava sull’orlo di una nuvola la nuova forma in cui precipitare _sarebbe stata stretta_ tuttavia avrebbe ottemperato al suo dovere: sperimentare la materia e il tempo altri infiniti sparpagliati in luci prima d’avere l’ombra e il peso sapevano d’esistere ma … Continua a leggere
La follia del granello di sabbia
sotto la lente che ingrandisce appare un masso l’io quello di tanti e questo mio che si presenta come fosse fisso su piattaforme social ma l’anima del vento ci solleva minuscoli fantasmi della spiaggia vennero le balene ad arenarsi gravarono … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie della rivolta
Contrassegnato balene, fantasmi, io, lente, lillipuziane imprese, masso, morte, piattaforme, social, spiaggia
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Crocodile
di cose giuste e cose errate di un mondo irrazionale altalenante tra pensiero e azione segnai lo scorrere dei giorni nell’ombra dei cortili _parevano scenari sconfinati_ ora che la vecchiaia finge noblesse e obbliga alla resa resto seduta nella mia … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato azione, bettaglie, coccodrilo, cordtili, eredità, ferite, morte, pensiero, platea, scenari, vecchiaia, vita
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La libertà
elaborazione grafica di una mia scultura Da zone di catrame tentarono la fuga verso campi di gigli ma uccelli neri a guardia dei confini pretesero giornate a pagamento nottate senza sogni _li avrebbero elargiti in cambio dei pensieri_ Vedrete cose … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono
Contrassegnato amore, bene, catrame, cerchio, confini, corpi, dèmoni, fuga, gigli, madre, maghi, male, mari, mondo, montagne, morte, pensieri, respiro, stravaganza, uccelli neri, vira
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ci sono giorni
Ci sono giorni che si vorrebbe tacitare il mondo scendere dai frastuoni lasciare al banco di lavoro un sosia tuttofacente riconsegnarsi a un tempo senza storia a un io senza memoria che smetta di sentirsi responsabile di paradisi inesistenti _ai … Continua a leggere
Lettera al buio
ti scrivo mentre sono ancora viva _dopo non so se mi sarà possibile_ non ti faccio le solite domande ormai lo so che non rispondi mai stai sulle tue hai tutti gli avvocati difensori intonacati d’oro garanti delle guerre e … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono, poesie della confusione
Contrassegnato anagramma, avvocati difensori, bambini, cervello, domande, donna, figli, gabbia, guerra, lettera, mela, morte, profitti, uomo, viso, vita
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Radici
cristina piccola Mio padre si sposò perché tra le macerie nel dopoguerra dei sopravvissuti ebbe voglia di vivere la vita come nei film di allora poi se ne andò perché nessuno gl’insegnò l’amore e ci lasciò mia madre e noi … Continua a leggere
Eros, Hypnos, Thanatos
Siamo avvezzi al concetto dell’ineludibile conflitto tra Eros e Thanatos, ma forse è più realistico pensare che il vero conflitto è quello tra Hypnos e Thanatos. Il sonno spegne quotidianamente l’azione e se non fosse per l’attività onirica, anche l’immaginario … Continua a leggere
Pubblicato in Lucia Tosi, riflessioni
Contrassegnato assenza, disconnessione, disfacimento, Eros, eventi, Hypnos, immaginario, morte, poesti, sogno, sonno, Thanatos, vita
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Dormire
il sonno ci conduce sul confine quasi una morte in prova _ poi si torna_ ma quando resteremo addormentati in un mattino che non ci vedrà che non vedremo avremo perso il giorno e non sapremo della nostra assenza … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono
Contrassegnato assenza, mattino, morte, sonno, svegliarsi
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La beffa dell’arca
Avremmo visto il luogo in cui si nasce dalla propria morte e si continua a vivere in esilio _quando inventammo il cielo_ ciascuno immerso nelle proprie nuvole con la testa al di là delle montagne un santo scalatore o un … Continua a leggere
L’eroe dismesso (soltanto l’ippogrifo prese il volo)
«Io sono colui che viene dal profondo. Mylords, voi siete i grandi e i ricchi. Cosa pericolosa. Voi approfittate della notte.» (Victor Hugo – L’Homme qui rit) Accese il fuoco sedette sotto l’albero del pane gesti lenti _era la madre … Continua a leggere
Sibille in trapassati semplici
Forse i morti rimangono impigliati in un tempo crivello a maglie larghe _ ciottoli scritti a mare di tempesta_ e leggono romanzi nella sabbia con occhi intrappolati nei granelli cose da pazzi e da poeti portare fatti e … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono, poesie della confusione, poesie della disperazione
Contrassegnato cieli, crivello, dolori, faccia, fate matrigne, lutti, morte, morti, occhi, orecchi, pazzi, poeti, sabbia, sibille, terra, vita
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Questa la metto qui
per non dare nell’occhio perché parlo di morte e carnevale della bellezza della vita andata di come la vecchiaia sia una schifezza _questa parola allappa i benscriventi_ io me ne infischio e penso ai casi miei d’altronde chi può mettersi … Continua a leggere
L’equivoco del bello e del possibile
Prendiamoci la folgore e il boato andiamo dove il senno si è perduto dov’è rimasta la follia dei sogni __vascelli in altocielo navigare partendo da balconi__ il tempo degli umani in cifre nuvole battuto dalle piogge siderali lo sfolgorio … Continua a leggere
La mietitrice affetta da clemenza senile
Ha perso la sua falce nei dintorni di casa mia, qualunque fosse ne ha perdute a decine penso che m’abbia presa a benvolere se continua a tenere le distanze dagli annessi e connessi _le azioni di routine, casse … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato calendari, casa, falce, fienagione, lame, luna, morte, scorciatoie, velette nere
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Distanze non omologabili
Penso vicino e tutto s’allontana e si fa sera sulle tazze sporche lasciate nell’avello era lavello _la mente va di suo puntualizzando frasi impronunciate con quelle adatte al luogo ed al bon ton_ tanto è lo stesso la morte … Continua a leggere
Nota barocca
Volevo scrivere qualcosa di felice che non avesse il timbro del verso arrotondato o della fuga divino Bach concertatore d’aria nel cavo delle morbide coperte lontani da battaglie ed invasioni a leggere poemi. Quando fuori tritano vite e amori le … Continua a leggere
Idrofania
Moli e ponti stazioni pensiline strade selciati marciapiedi gatti e tetti distese di papaveri e giunchiglie i profili dei corpi hanno tendenza a sgretolarsi. L’apparenza non porta storie vere e nemmeno la morte è convincente __scriversi nome e data sulla … Continua a leggere
Pubblicato in poesie
Contrassegnato apparenza, corpi, fogli d'acqua, gatti, giunchiglie, lettura, mare, moli, morte, onde, papaveri, tetti, vetro
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A divinis
Dovrebbe raccontare di lembi trattenuti a un cornicione o chapiteau di circo senza rete se solo avesse appreso d’essere in mille e più, a cadere. Avvitandosi appare e poi scompare il dicitore amabile esibisce numeri d’altra luce a volte … Continua a leggere
Causa pranzo
sulla montagna l’ufficio chiude a mezzodì mancano pesci e pane moltiplicarli è impresa da titani _ a timbrare la fame non ci sono profeti agli sportelli _ le direttive sono impopolari: la morte è irrilevante se la benedizione del pastore … Continua a leggere
Pubblicato in CriBo, poesie, poesie della confusione, poesie della disperazione
Contrassegnato animali, documenti, ecatombe, fame, figli, fiori, giardini, lacrima, lavello, mandolini, mondo, montagna, morte, musica, pani e pesci, pastore, pausa, pluvio, pranzo, scartoffie, storia, timbrare, titani, ufficio
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