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Category Archives: poesie dell’abbandono
Nel biancore del buio
stiamo in questo silenzio soffice tu che hai perduto la personaforma io che mi alleno a perderla in un abbraccio d’aria _quando l’aria si tocca_ e mi sconfino lentamente entrando nella dimensione che ci rende vivi e muti avendo la … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono
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Empirica
Quando dico “noi” è per sentirmi meno corpo solo meno assente tralascio il mio consistere di poco il non voler combattere l’acquiescenza dell’anima al dolore dei tanti _mi direi_ ma soprassiedo e pluraleggio _ci diremmo_ che tutto ci … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono
Contrassegnato anima, cielo, disordine, noi, plurale, punto infinitesimo, singolare, solitudine, sono, venti
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Nel fondaco di via S.Gregorio Armeno
Sotto le case di ringhiera la porta nera della casastalla nera come i cavalli col pennacchio e nero il cocchio versione funeraria della zucca lanterne affumicate e croci d’oro il tiro a quattro per i morti ricchi nell’ombra una … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato amichetta, bancarelle, cavalli, finestra, frontone, lanterne, mercato, mezzaluna, mondo, nonna, panni, pennacchio, porta nera, ringhiera, scalettta, scuola, sole, stalla, tiro a quattro
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Come la resurrezione delle uova di cioccolato
Saremo riciclati in tavolette supine negli orti il nome in spifferi di polvere _eravamo soggetti a regole genetiche_ ed una volta nati coperto il contenuto considerammo solo l’apparenza l’abito che fa il monaco finché il rivestimento si assottiglia e il … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono
Contrassegnato abito, Alchimia, apparenza, cioccolato, cuscini, dio, monaco, raso, regole, riciclo, segreto, stelle, tavolette
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La serra di Penelope
tesse il filo spinato brava donna che lavora ai ferri_corti fa maglie di grovigli ai mendicanti reti di rovi per giardini esposti al maestrale nottetempo sferruzza rimasugli di ricordi _ne ha le mani ferite, il cuore un po’ di più_ … Continua a leggere
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Contrassegnato ferri corti, filo spinato, giardini, lame, maestrale, mendicanti, paradossi, ricordi, spine, srte
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sembra così lontana la parola
così priva di senso per chi non trova appigli _si sta che tutto ruota intorno_ dire nel giro che inginocchia il cuore anima taciturna nel ciclone il centro è un falso punto di salvezza nel riportare cose che si sanno … Continua a leggere
Lettera al buio
ti scrivo mentre sono ancora viva _dopo non so se mi sarà possibile_ non ti faccio le solite domande ormai lo so che non rispondi mai stai sulle tue hai tutti gli avvocati difensori intonacati d’oro garanti delle guerre e … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono, poesie della confusione
Contrassegnato anagramma, avvocati difensori, bambini, cervello, domande, donna, figli, gabbia, guerra, lettera, mela, morte, profitti, uomo, viso, vita
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Il pesce luna
Si dibatte ma non lo dà a vedere ha perso il cielo e le costellazioni sta con le squame di ciniglia in extralarge tuta comprata online sta tentando di dare un po’ di lucido alla sua gravità solenne pesce guappo … Continua a leggere
Pubblicato in poesia umoristica, poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato boccia, cielo, ciniglia, costellazioni, gravità, guappo, lucido, online, pesce luna, squame, stanza, tuta
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L‘uomo del carbone
aveva solo gli occhi il resto era più nero della grotta in cui pesava carbonella e trucioli ne aveva un po’ paura la bambina aggrappata alla gonna di sua nonna _sarebbero venute dal passato ombre più dense_ e non sapeva … Continua a leggere
Cognizione postuma
Lo sapeva che per essere viva confondeva le ombre alla finestra _amava l’accensione controvento_ faceva finta che si fosse insieme ma era sola e non come si è soli tra la folla era la folla stessa attraversata da una voce … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono
Contrassegnato accensione, crepe, finestra, folla, muro, ombre, solitudine, tempo, voce
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Vado a comprare le sigarette
disse lasciandosi da sola sulla porta esco e ritorno subito però abbandonò le cose trattenute le misure superflue i versi obesi e se ne andò giuliva oca presunta in volo, ma toccare il suolo col didietro è conseguenza logica quando … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato caramelle, cielo, conseguenza logica, fantasmi, nonna, oca, presepi, quaderni, san biagio dei librai, san gregorio armeno, sigarette, spaccanapoli, tabaccheria
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Radici
cristina piccola Mio padre si sposò perché tra le macerie nel dopoguerra dei sopravvissuti ebbe voglia di vivere la vita come nei film di allora poi se ne andò perché nessuno gl’insegnò l’amore e ci lasciò mia madre e noi … Continua a leggere
Favola capovolta e oscuri indizi
Il re dei vagabondi s’aggira sul confine della notte in cerca delle lune sui cuscini aspetta che la donna appisolata stanca di mille vite dimentichi l’azzurro latitante e accolga il nero mentre nel gelo ardente i testimoni carichi di pendenze … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato camera ardente, cuscini, donna addormentata, lune, magistrati, nero, principe, re, tesrimoni, vagabondi
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La torre di bovele
Fuori dicono il mondo in mille lingue vorrei capirle tutte ma sono analfabeta traduco la ragione in segni futili così mi defenestro in piccoli suicidi quotidiani e mi vengo a mancare pezzo a pezzo
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono
Contrassegnato analfabeta, defenestrare, lingua, mancare, mondo, pezzo, quotodiani, ragioni, suicidi
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Variabili di stormo
Dunque _qualcuno parlava dalla crepa _ è un muro molle ma pur sempre muro il sacco materiale che ti avvolge e l’ombra che s’adatta alle pareti quasi una moltitudine di storni dunque _la voce è appena … Continua a leggere
Il Tempo non ha numeri
Il Tempo non ha numeri soltanto punti seminati a vanvera su fogli siderali effimere di nove in cieli oscuri e noi, che attraversiamo le stagioni i campi coltivati a pane e sogni siamo senza una vera consistenza elaboriamo date e … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono
Contrassegnato analfabeti, calendari, campi, cieli, date, esistenza, numeri, quisquilie, sogni, stagioni, tempo
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Mi sento antica
sarà che ho smesso d’inventare di scrivere sui muri cose lievi _gli amici e gli altri amori hanno da fare_ io stessa non saprei che cosa dire e resto sola in questa sala di nonattesa in terapia discognitiva e se … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono
Contrassegnato amici, amori, buio, crepuscolo, date, finestre, giornata, inventare, muri, notte, parola, porte, sal di nonattesa, sera
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Non si può chiudere l’inarrestabile
quando il morirsi (in apparenza) degrada in balbettio di sillabe per mancanza di logica _i poeti trascrivono fantasmi_ e l’espediente che li fa apparire è un cero acceso a fare ombre di mani sull’altare mentre di noi si perde … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato avvenire, balbettio, cero, espedienti, incompiuto, inverno, morire, ossa, pioggia, poei, sillabe, spazio, strade, vento, vita
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Finché si accade, anche si vede il mondo
poi ci si può fermare smettere il filo e a capo nella stasi abituarsi al bianco dell’assenza e quindi stare nell’invisibilità dei punti omessi nell’abbagliare della sparizione dismessa al movimento essere il foglio senza nessuna traccia di scrittura senza … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato abbaglio, assenza, capo, filo, foglio, movimento, punti, Scrittura, senza, sparizione
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Il mondo senza volontà, né rappresentazione
in una folle corsa al muro cieco il palio ha l’inquietudine dei vinti la brutale acquiescenza delle orde un metacarnevale di viltà: mascherati da bravi cittadini moriamo fianco a fianco coriandoli di melma in apparente singolarità siamo inclusioni fossili … Continua a leggere
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