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Author Archives: cristina bove
Nel cerchio d’una lingua ignota
e si capiva come se fosse d’acqua un ruscellare in vuoti da riempire e i fossili tornavano animati a dire del nontempo e delle stelle il prima e il dopo il noi delle infinite vite fu pronunciata un’alba nel remoto … Continua a leggere
Quid
è l’io-pensiero il sé che sa di Sé che nel continuo mutare della forma resta è l’impalpabile che non avendo limiti e confini è puro esistere nemmeno un punto lo può definire ente a sé stante forse c’era da prima … Continua a leggere
Le presenze intorno a noi
nel cogliere i ritornii passi dentro un corridoio di nevescene offuscate e non d’amnesiache pure svuota parte delle impronteuna canzone triste negli androni vecchi colombi in fila su ringhieread aspettare il volo di cadutacon gli occhi … Continua a leggere
I mali hanno corsie preferenziali
“non mi portate in ospedale in questi tempi di malora” dice l’uomo dal troppo zucchero in vena che se n’è andato via ma ancora sta rispondere è impossibile per insufficienza di dove e il quando è un’astrazione temporale un prolungato … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato astrazione, buon samaritano, campana, corsie, disparte, donna, esilio, luna, malora, mente, mondo, ospedale, tempi, vena diabete, zucchero
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di Quanto in Quanto
Se pensiamo che il sempre è senza date e che la libertà non ha misure il mai scomparirà e noi minuscoli ed immensi immersi nel respiro universale dal nucleo alle galassie siamo frattali in espansione, ma ingannati dai limiti apparenti … Continua a leggere
Il gioco e le sue regole
sulla scacchiera esagonale avanza il nostro esercito di carta tentando le varianti per conquistare la non-dimensione i pezzi disegnati col grafene sconfessano sul foglio l’anatomia dei gravi le strategie del peso e del volume si vince se si perde lo … Continua a leggere
Pubblicato in poesie
Contrassegnato bandiera bianca, caselle, cielo, grafene, gravi, inchiostro, peso, pezzi, sagome, scacchiera, spessore, volume
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Giardino d’inverno
sul vetro della serra il vapor acqueo scivola sugli auguri della festa _seminammo l’incerto di speranza_ di fioritura postuma e segreta potremmo inabissarci nelle favole per eludere i mali che si schiudono l’uomo dal fiore in bocca e in ogni … Continua a leggere
Pubblicato in poesie
Contrassegnato anfoli, assenze, bocca, corazza, festa, luminarie, mali, pirendello, serra, speranza, strappi, tempeste, terreno, uomo dal fiore in bocca, vapor acqueo
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La memoria del vetro
passava una malinconia da stanza vuota ne temevo l’entrata a mia difesa disponevo parole quasi fossero perle in castaliane strategie di vita magister ludi* di me stessa, a bada d’un’assenza annunciata _chiedetemi delle opere incompiute_ voi che sapete come me … Continua a leggere
Pubblicato in poesie
Contrassegnato anima, dubbi, esistenza, eutansasia, gioco, Hesse, opere incompiute, pensieri, perle, respiro, sostanza, stanza, strategia
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Gira e rigira l’uomo nell’anello
se i corpi fossero punti di riferimento sarebbero immutabili e la vita un rettilineo senza panorami ma in un continuum curvo l’eternità fatta percorso è un’interfaccia tra nascita e morte un nastro di Moebius che in alternanze gravitazionali scorre … Continua a leggere
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Contrassegnato continuum, corpi, divenire, fine, forme, interfaccia, Moebius, morte, nascita, panorami, percezione, piani gravitazionali, rivoluzione, sparizione, svolta, traccia
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Tempo assoluto e tempo relativo
adesso chiamono, lo farò dopo_quando?_ quando saprò ascoltarela distanzai fattile peregrinazioni circolarii giorni per eccesso di doloril’affollamento di visioni onirichel’ombra in agguato dietro l’angolo poi chiameròdomani lo farò_sai che non v’è certezza_dice la me che mi censura. Diceche il tempo … Continua a leggere
Il vecchio pescatore e l’sola che c’è
guarda il deserto azzurro la linea che disegna il tempo andato i suoi ricordi uccelli migratori senza nido ha ricucito i fori delle assenze i vuoti delle case ma persistono i nodi del dolore le cicatrici degli addii da un … Continua a leggere
Nel frastuono c’è il seme del silenzio
nacque che intorno urlavano sirene cadevano le bombe gente in affanno e corse nei ricoveri né le braccia materne lo attutivano quel rumore di tuono sarà per questo che divenne pietra piccola nascosta allo scavare delle voci teme … Continua a leggere
L’uomo che inventò la speranza
Era seduto sulla pietra nera della caverna gelida il fuoco ormai soltanto cenere la tramontana urlava intorno al masso che chiudeva l’imbocco la femmina pareva che dormisse di un sonno troppo duro _il neonato non vagisce più_ entrambi sono immobili … Continua a leggere
Andiamo
lungo un fiume di sassi che ci trasporta a foce noi di sbieco aggrappati alle voci distanziati eppure luci d’una stessa stella caduta e frammentata sulla terra il tempo non ci coniuga al futuro e nel presente siamo la fuga … Continua a leggere
Messaggio a forme sfuggenti (sembrano sparse)
Originally posted on cristina bove:
Vengo distribuita in molti versi intendo direzioni e mi divento inafferrabile da qualche parte ride un io di fiori piccoli forse un violino che sparpaglia note in fondo al letto, là dove non trovo i…
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Rarefazione
Rarefazione Pubblicato il mercoledì, 4 novembre 2015 di cristina bove Quando il corpodiventa sfumaturae non si percepisce stabilequando sconnesso dagli oggettisi fa nebbiasi diradano i gestisi distanziano i fattigli amori i lutti le peripezie nel sonno delle cose andatela vita … Continua a leggere
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Nei secoli futuri (se ci saranno)
scriveranno di noi ch’eravamo selvaggi abbattemmo foreste assassinammo uomini e animali soffocammo di scorie monti e oceani perforammo la terra e l’atmosfera ch’erano in tanti a disinteressarsi dello stato reale delle cose imperversando con le chat appiccicati ai cellulari come … Continua a leggere
L’orizzonte del pozzo
Come l’acqua che si conforma al cerchio del cemento si sta nel girotondo degli eventi avanza il freddo il cielo è un tondo fisso in cima al mondo emergere e restare in superficie placa la discrepanza tra la melma … Continua a leggere
A-plomb
il corpo come un vestito sulla gruccia cade spoglia dimestichezze abitua alla vertigine del senza nullifica ricerche nell’armadio un pensiero anestetico esenta da sgradevoli riflessi ignora l’affiorare delle ossa relega l’imballaggio nel limbo dei drappeggi soltanto nei ritratti dissimulato con … Continua a leggere
Pubblicato in poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono
Contrassegnato abito, aplomb, armadio, colori, frappeggi, gruccia, inganno, niente, ossa, ritratti, tela
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