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Category Archives: poesie dell’abbandono
Luoghi dismessi e spazi irreperibili
se andare fosse un movimento verso il non vissuto _pochissime le tracce scampate all’amnesia_ se per amare il non potuto amare disperso in altra vita quella che mai ritornerà nel fiore forse diresti che c’è ancora un passo e un … Continua a leggere
Mezzo secolo e più (quasi spaventa)
Erano tra le ombre e adesso vanno sconfinando il tempo vivono di parole _resta il fiato_ i volti hanno subito mutamenti cere colate lungo candelabri scoscesi fino al piano dei ricordi _sembravano dissolti_ ci si dispone alla malinconia dei vivi … Continua a leggere
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Contrassegnato attracco, bastimento, candelabri, cartografie, casa, falle, malinconia, mare, mutamenti, oblò, ombre, porte, porti, ricordi, tempestaa, timoniere, varianti, vicolo
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Spoeticando
Oggi si fa da punto alle questioni morali o quel che sia da punto messo prima di finire _non si scrivono case ma pensieri_ quindi tra pavimento e cielo un susseguirsi di filosofie banali mentre si bendano le mani al … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono
Contrassegnato bollette, capelli, conti, filosofie, finire, follia, mari d'agosto, occhi, pensieri, prosa, questioni, registri, tempo, tramonto, vecchiaia, vita
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In buona compagnia
E adesso che i contorni sfumano che le conseguenze saranno impraticabili e il gesso per segnare nuove formule è senza una lavagna adesso che le certezze sono tutte in una una soltanto _la spiegazione non è di conforto_ … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie del silenzio, poesie dell'abbandono
Contrassegnato certezze, conseguenze, contorni, corbellerie, fantasmi, formule, gesso, lavagna, mente, remore, telepatia, versi
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Crocodile
di cose giuste e cose errate di un mondo irrazionale altalenante tra pensiero e azione segnai lo scorrere dei giorni nell’ombra dei cortili _parevano scenari sconfinati_ ora che la vecchiaia finge noblesse e obbliga alla resa resto seduta nella mia … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie dell'abbandono
Contrassegnato azione, bettaglie, coccodrilo, cordtili, eredità, ferite, morte, pensiero, platea, scenari, vecchiaia, vita
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Il peso dell’anima
piuma contro granito la pietracuore grava sulla bilancia di Maat ponderazioni ambigue per angeli che vissero senz’ali in vesti umane nei labirinti dell’oscurità _tentammo con tenacia la sortita_ dimenticati dagli dei ci sconoscemmo e fummo inesorabilmente soli
La libertà
elaborazione grafica di una mia scultura Da zone di catrame tentarono la fuga verso campi di gigli ma uccelli neri a guardia dei confini pretesero giornate a pagamento nottate senza sogni _li avrebbero elargiti in cambio dei pensieri_ Vedrete cose … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono
Contrassegnato amore, bene, catrame, cerchio, confini, corpi, dèmoni, fuga, gigli, madre, maghi, male, mari, mondo, montagne, morte, pensieri, respiro, stravaganza, uccelli neri, vira
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Horror vacui
chissà se le tonalità di grigio le coloriture di parole abbiano in sé la porta delle percezioni l’impronta del possibile e se comunicare un gesto ci traduce nel linguaggio dei santi _nell’accezione “interi”_ la potenziale umana ha fioriture di frattali … Continua a leggere
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Dissolvenza
sta scomparendo a cominciare dagli occhi il vecchio che biascica parole maligne come se fosse un altro a parlargli tra i denti i pochi rimasti pesca spezzoni di ricordi nel turbinio d’immagini fotogrammi di un film che ha preso … Continua a leggere
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Così lontani, così vicini
Mi sono capitati gli anni addosso non che me ne abbia a male ma ci sarebbe da considerare quanto gravano ai miei più grandi amori _figli, se voi sapeste i miei pensieri!_ dalla rupe Tarpea precipitare non averne il coraggio … Continua a leggere
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Parametrica
è scalpiccio di frasi piedi e rime giro di versi in una stanza anacoluti in tessere iperboli in caduta effetto domino una di me raccoglie cocci e sassi vocaboli calati terminali placebo alle ferite analgesia da camerate l’ineffabile contagia di … Continua a leggere
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ci sono giorni
Ci sono giorni che si vorrebbe tacitare il mondo scendere dai frastuoni lasciare al banco di lavoro un sosia tuttofacente riconsegnarsi a un tempo senza storia a un io senza memoria che smetta di sentirsi responsabile di paradisi inesistenti _ai … Continua a leggere
Vulcani spenti
erano vivi quando le derive dei continenti emersi li fecero svettare sui pianori quando le prime fioriture vestirono di verde i loro fianchi prima che il fuoco uscisse dalle bocche e incenerisse prati il rosso delle braci divenne fumo … Continua a leggere
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Discorso sulla ragione dei sassi
i guardiani del tempo segnano tacche ai vivi sul lastrico dei ponti _avviso agli aspiranti suicidi: siate prudenti_ le burrasche si abbattono improvvise bisogna abbandonare ogni progetto accaparrarsi il cielo prima che l’acqua si trasformi in pietra non ci si … Continua a leggere
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Mari del nord
Guardala da lassù cielo che spargi nuvole sui morti e metti nomi d’acqua ai pesci sai che l’azzurro se n’è andato impera il grigio la donna ch’era prossima all’esilio traduce il mormorio delle conchiglie le litanie sommesse delle onde in … Continua a leggere
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Contrassegnato acqua, bottiglie, cerchi, cielo, conchglie, donna, esilio, fiordi, nuvole, onde, pesci, plastiche, polena, rena, traversate tempestose
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Buone maniere e versi da buttare
dialoghi garbati risate con bon ton riservatezza tout court sia mai che ti venissero alla mente i morti nelle stive, gli annegati le schiave sulla strada sia mai che ti spazzassero il sorriso le donne violentate le bambine sottratte ai … Continua a leggere
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono, poesie della disperazione
Contrassegnato annegati, bambini rapiti, bon ton, cieli, cosche, dialoghi, fipri, genitori assassini, mafie, mente, morti, orchi, poesia, rose, spose bambine, strada, vuoto
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Cattedrale
Sembrava una montagna d’oro l’organo della chiesa in piazza san Domenico maggiore canne torri monache inginocchiate in prima fila la bambina nuotava nell’incenso come un pesce che nulla sa di sante trafitture occhi portati in mano ferite sanguinanti nelle … Continua a leggere
Argine
è una parola lineare scritta dove si sta da vecchi un segno tra il possibile e il reale __i malanni distolgono__ aghi d’assaggio come aperitivi pettinavo le tempie con le mani trattenevo la vita nei capelli non compitavo l’esistenza … Continua a leggere
